L'Istituto Geografico Militare:
Dalla Tavoletta Pretoriana alla Cartografia digitale.

Introduzione.

Nel XIX secolo la gran parte degli stati europei, consapevoli della necessità di disporre di cartografia affidabile e aggiornata per servire non solo le esigenze di carattere militare ma anche quelle di sviluppo tecnologico e sociale dei rispettivi paesi, si erano dotati di appositi organismi incaricati dell´esecuzione di lavori di inquadramento geometrico e di rilevamento cartografico sistematico e regolare dei territori di pertinenza.
L´Italia, a causa delle particolari vicende storiche, solo dopo il 1870 formulò un progetto cartografico unitario.
Il governo del Regno, considerando inadeguati i disomogenei lavori preunitari affidò nel 1872 all´Istituto Topografico Militare (il quale assunse l´attuale denominazione nel 1882) l´esecuzione del progetto di rilevamento generale del territorio dello Stato e della formazione della nuova Carta Topografica d´Italia alla scala 1:100000. L´Istituto, formatosi dalla fusione dell´Ufficio Tecnico del Corpo di Stato Maggiore  del Regno Sardo con gli Istituti e gli Uffici topografici e cartografici dei diversi stati esistenti nella penisola prima che si compisse la sua unità politica, ereditò il materiale scientifico e cartografico preunitario caratterizzandosi di fatto come il depositario e continuatore della scuola e della tradizione cartografica nazionale.

L´Istituto Geografico Militare (I.G.M.).
 

L´I.G.M. iniziò così un lungo e proficuo viaggio al servizio dell´Italia, in pace e in guerra, promuovendo lo sviluppo della cultura scientifica e del progresso tecnologico, esercitando l´insegnamento delle discipline geotopocartografiche, assicurando costante concorso di pensiero e di azione per la risoluzione di importanti problemi attinenti, in genere, gli aspetti fisici del territorio nazionale, ma soprattutto onorando la missione primaria relativa all´esecuzione dei lavori geodetici e topocartografici volti al soddisfacimento dei bisogni di informazione geografica dello Stato.

La nuova carta d'Italia 1:100000.

I rilevamenti topografici per la realizzazione della "Carta d´Italia" iniziarono nel 1878: si trattava di un´opera così importante e lodevole che meritò la consapevole attenzione, non solo degli addetti ai lavori e delle categorie professionali coinvolte, ma anche delle più alte autorità del Regno.

E´ significativo, a questo proposito, il preambolo del progetto di legge presentato il 3 febbraio 1875 per il compimento della Carta Topografica d´Italia, dove si poneva in particolare rilievo l´importanza di avere carte che «non solo servano agli scopi del viaggiatore e del curioso, ma si vuole che soddisfino alle infinite ricerche di tutti i rami della civiltà progredita».

La realizzazione di questo grande progetto impegnò l'I.G.M. per quasi trenta anni: i rilevamenti furono eseguiti alla scala 1:50000 per circa ¾ del territorio nazionale ed alla scala 1:25000 per le zone più densamente urbanizzate e militarmente più importanti. Il metodo misto grafico - numerico, con l'uso della tavoletta pretoriana, costitu la base uniforme del lavoro che condusse al rilevamento generale del territorio dello Stato unitario e alla formazione della Carta Topografica d'Italia.

La riproduzione speditiva delle levate originali fu poi seguita dalla pubblicazione della carta artisticamente finita: 271 fogli alla scala 1:100000 che comprendevano l'intero territorio italiano

Dal metodo grafico diretto a quello fotogrammetrico.

Le prime esperienze fotogrammetriche furono condotte dal Tenente di Stato Maggiore Michele Manzi il quale iniziò i suoi studi nel 1876, in occasione del rilevamento del Gran Sasso, quando reputò opportuno servirsi di panorami fotografici terrestri ad integrazione del disegno del terreno rilevato con la tavoletta pretoriana; il Manzi sviluppò le sue sperimentazioni nel corso dei rilevamenti sulle Alpi: fu così che realizzò il <<Saggio di rilievo fototopografico>> del Ghiacciaio di Bart, alla scala 1:10000, ricorrendo alle regole elementari della prospettiva pura e a semplici proporzioni aritmetiche.
Gli esperimenti fotogrammetrici proseguirono nel 1878 quando il Direttore dell´Istituto convenne opportuno dare incarico all´Ingegnere Geografo Pio Paganini di continuare l´attività di ricerca. Le sperimentazioni dell´Ingegner Paganini portarono alla realizzazione di modelli sempre più perfezionati di apparati fototopografici per le prese a terra e di strumenti che permettevano di passare dalla misura delle coordinate fotogramma alla determinazione spaziale del corrispondente punto sul terreno. Pertanto Paganini dimostrò come la fototopografia fosse un ausilio insostituibile per la celerità delle rilevazioni da condurre per la formazione della Carta d´Italia, in particolare per il rilevamento di zone impervie e scoperte d´alta montagna.
I metodi della stereofotogrammetria e la costruzione dei primi strumenti autorestitutori allargarono e trasformarono radicalmente il campo di applicazione della fotogrammetria; tuttavia, gli autorestitutori erano apparati per le prese di terra e quindi vincolati ai fotogrammi scattati con fotocamera ad asse ottico orizzontale. 
La “Grande Guerra” rallentò notevolmente l´attività topocartografica programmata e quasi tutte le energie dell´Istituto furono profuse per i lavori topografici di supporto alle operazioni militari. Dopo il trattato di pace i primi lavori cartografici riguardarono i territori redenti.
Agli inizi degli anni ´20, con Ermenegildo Santoni (pioniere ed artefice della fotogrammetria italiana e mondiale), si ebbe un decisivo impulso e si concretizzarono significativi sviluppi per il metodo fotogrammetrico: infatti, le più larghe condizioni di presa offerte dalla fotografia aerea, evidenziate dagli eventi bellici della 1^ guerra mondiale,  portarono a concretizzare, alla fine degli anni venti, procedimenti atti a rendere tecnicamente possibile ed economicamente conveniente l´esecuzione di carte topografiche da fotogrammi presi dall´aereo.  In questa prospettiva va quindi visto il contributo via via crescente offerto dall´evoluzione del metodo per i lavori di nuovo rilevamento alla scala 1:25000 volti alla graduale sostituzione delle levate alla scala 1:50000 che avevano permesso la compilazione della carta alla scala 1:100000.
Esaurita la copertura cartografica delle nuove regioni, l´Istituto riprese, nel 1927, la graduale sostituzione delle prime "levate" alla scala 1:50000 con i nuovi rilevamenti di maggior dettaglio alla scala 1:25000.
Dopo alcuni anni di sperimentazione, nel 1929 iniziò l´applicazione produttiva, su ampie zone di territorio, del metodo fotogrammetrico che dette un contributo via via crescente fino alla completa sostituzione della prassi grafico-numerica con la procedura aerofotogrammetrica.

L´attività cartografica dopo il secondo conflitto mondiale.

Oltre alle accennate modificazioni di carattere operativo, furono concepite e sviluppate anche complesse ed onerose trasformazioni nell´inquadramento geometrico in termini di sistema di riferimento generale: infatti nel 1940, a seguito delle evoluzioni intervenute in campo geodetico, fu adottato l´ellissoide internazionale di Hayford orientato a Roma-Monte Mario in sostituzione all´ellissoide di Bessel orientato a Genova. Inoltre, nel 1948, fu cambiata anche la proiezione cartografica: la rappresentazione conforme di Gauss-Boaga sostituì la proiezione policentrica di Samson-Flamsteed adottata nel 1875.

Per quanto concerne i lavori di allestimento cartografico, l´epoca successiva alla 2^ guerra mondiale può essere distinta in due periodi: quello del primo dopoguerra (1946-1953), durante il quale si dette inizio alla realizzazione della Carta d´Italia alla scala 1:25000 a tre colori (nero, bistro, azzurro) e quello relativo agli anni 1954-1965, caratterizzato dal compimento del rilievo alla scala 1:25000 di tutto il territorio italiano  e dall´introduzione della cartografia “stanag”  a 5 colori (ai tre prima ricordati si aggiungeva il rosso e il verde).

Terminata la carta topografica 1:25000, nel 1966 l´I.G.M. pose in produzione la carta alla scala 1:50000 la quale, a parità di formato, offre un abbraccio territoriale quattro volte maggiore, rispetto al 25000, conservando, per altro, un contenuto informativo sufficientemente dettagliato ed inoltre più aderente alle moderne esigenze militari ed in linea con la politica cartografica  sia del Patto Atlantico  sia della gran parte dei partner europei. Tale cartografia, per rispondere a scopi di omogeneizzazione cartografica di carattere internazionale,è inquadrata nel sistema di riferimento ED50 (cioè, European Datum 1950 realizzato a livello europeo per esclusivi scopi di omogeneizzazione cartografica per la cartografia a media e piccola scala), mentre la rappresentazione associata è l´UTM (Universal Transverse Mercator ovvero la rappresentazione di Gauss a valenza mondiale).